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sara

maestra analfabete

Faccio parte del progetto “Torino la mia città” dal 2005: questi anni sono stati impegnativi ed entusiasmanti allo stesso tempo.  Occupandomi solo e sempre di donne analfabete già nella terra di provenienza, ho dovuto mettere in campo tutte le mie risorse e la mia creatività per re-inventarmi giorno per giorno nuovi metodi e nuovi strumenti e rendere attraente e efficace la mia lezione.

Ed ogni volta posso assistere puntualmente al miracolo che trasforma le mie allieve, arrivate ad inizio anno timide, spaurite e spesso diffidenti, in amiche che gradatamente imparano a sciogliersi, rilassarsi e conquistare fiducia in se stesse grazie soprattutto al contatto umano con la maestra, alla fiducia, alla riconoscenza ed all’affetto sviscerato che nutrono per lei.

Sembra retorico dire “è molto più quello che ricevo rispetto a ciò che do” ma è semplicemente la pura verità. La soddisfazione più grande che possono darmi è sentirle parlare, leggere e addirittura cantare nella nostra lingua!

Marinella

marina

Senza voler considerare questa parte del pianeta dove sono nata il migliore dei mondi possibile, possiamo ammettere che rispetto ad altre offre molte opportunità e qualche privilegio. Io credo di dover restituire una piccola parte di quel che, per buona sorte e senza meriti, mi è toccato.
È bello e sempre diverso lavorare con queste donne: capirsi inizialmente a gesti e disegnini e riderne insieme, vederle impadronirsi di questa nostra difficile lingua per fare la spesa, ma in seguito anche per esprimere il loro senso dell’umorismo, per studiare vicende storiche che ignorano e indignarsi e commuoversi, per superare un esame. E naturalmente è bello imparare da loro, condividere momenti di festa ascoltando le loro musiche e assaggiando le loro leccornie, uscire insieme per conoscere questa bellissima città ed amarla.
Etta Zotti

marina-de-ambrosi

Buongiorno,
sono Marina De Ambrosi, insegnante di italiano nella sede di v. Fossano, nell’ambito del progetto “Torino, la mia città”. Ho iniziato, tre anni fa, spinta dal desiderio di offrire parte del mio tempo e delle mie conoscenze in un ambiente multiculturale. Ho trovato un mondo, sotto tutti gli aspetti, di donne con culture diverse ma, come me, con figli, mariti, solitudini, problemi, tristezze ma, soprattutto, tanta allegria e voglia di vivere. Chi più timido e chi più estroverso…insomma…un piccolo esercito femminile che ha imparato ad uscire dalle proprie case, socializzare, studiare e tentare di costruirsi un futuro. E’ stato, e sarà, un dare ed avere affetto, complicità, studio, sostegno, cultura e, soprattutto, tanta amicizia.

Marina

latifa-tazzit

Per me il progetto “Torino la mia città ” del MIC è una grande opportunità per donne che hanno bimbi piccoli e che vogliono imparare la lingua italiana ed integrarsi bene nella società.
Personalmente, ringrazio tutti i membri del MIC (le insegnanti e responsabili, la mediatrice Amina , le animatrici…) per tutto quello che hanno fatto per me. Grazie ai corsi di lingua ho imparato l’italiano, seguendo i percorsi di cittadinanza ho conosciuto la città ( facendo gite e uscite didattiche) in modo da potermi orientare in Torino, sono stata formata per lavorare come conduttrice nei gruppi di discussione.
Con questa interessante preparazione sono riuscita a fare il corso di mediatore culturale.
Oggi sono molto contenta di partecipare al progetto di “Torino la mia città ” come mediatrice e di essere una dei membri del MIC .
Latifa Tazzit.

clara-bertola

Non è facile riassumere in poche righe quanto per me sia importante e bello lavorare ad un progetto come quello di “Torino la mia città”.

Insegnare è condividere non soltanto la propria lingua ma anche la propria storia. E’ stimolare curiosità e interesse. E’ regalare il proprio tempo e un’opportunità a chi non l’ha avuta prima. E’ ritrovare valori ed esperienze comuni in persone diverse da me.

Anche insegnando si impara sempre qualcosa (non soltanto ricette…), si conoscono nuove realtà, si riceve affetto e calore. Ci si diverte anche: in un mondo (in città!) come il nostro, tutto al femminile, si diventa solidali e complici.

Clara Bertola

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