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03
Giu

La testimonianza delle insegnanti: Giovanna

Ecco la testimonianza di Giovanna Golzio, da vari anni volontaria nella sede presso la Biblioteca Civica Primo Levi (Barriera di Milano). Insegnante di matematica alle scuole superiori, dopo la pensione ha deciso di realizzare il suo sogno di insegnare l’Italiano alle donne immigrate. E così abbiamo avuto la fortuna di averla con noi! Nell’ultimo anno scolastico, pur tra le tante difficoltà dovute alla pandemia, insieme alle colleghe sta preparando un buon numero di iscritte a sostenere l’esame finale di primo ciclo e, inaspettatamente, ha ripreso a insegnare matematica… Leggete come!

“Quando, sei anni fa,  dopo circa quarant’anni di insegnamento della matematica, presentai la domanda di pensionamento, la preside mi consigliò di continuare ancora un anno con il part-time, per avere un distacco più dolce dalla scuola, perché quello dell’insegnante non è un lavoro che si abbandoni facilmente e pensava che avrei sentito troppo la mancanza del rapporto educativo. Risposi che avevo un sogno, e davanti a questa affermazione convenne con me che era il momento lasciare il mio posto.

La consegna degli attestati nella classe di Giovanna al termine dell’anno scolastico 2018-19

Il sogno era quello  di aiutare le donne immigrate ad imparare la lingua italiana per potersi muovere in città in autonomia e capire un po’ il mondo in cui si sono trovate a vivere.

Non mi sentivo più adeguata agli adolescenti e cercavo un ambiente più vicino alla mia sensibilità in cui poter ancora offrire qualcosa. Un ambiente in cui operare senza essere bloccata da mille lungaggini  e pastoie  burocratiche e il confronto con gli altri insegnanti fosse sincero e costruttivo. Un gruppo in cui la verifica finale delle attività svolte fosse sentita da tutti come un momento importante per trovare i punti di forza e le criticità, in modo da potersi  appoggiare sui primi e cercare soluzioni per le seconde.

Al  MIC  ho trovato tutto questo ed altro ancora.

Da sempre sono sensibile ai problemi degli immigrati e alla condizione femminile e mi pare che l’empatia che si crea

Giovanna, con Maria Adele (la responsabile dei progetti MIC) e la collega Silvia a programmare e verificare…

tra donne faciliti  la comunicazione. Nel rapporto con le iscritte alle nostre lezioni sono rimasta colpita dalla loro determinazione, dalla capacità di sorridere anche nelle difficoltà, dalla forza che traggono dall’amore per i figli.

È bello poter usare la fantasia per creare possibili percorsi utili ad altre persone e mi piace la complicità che lega tutto il gruppo.

Quest’anno, per la prima volta, ho accettato di seguire la “classe” da preparare all’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione (3° media), assumendo una responsabilità maggiore rispetto a quella degli anni precedenti, anche se questa responsabilità è stata condivisa, anzi sostenuta, da Silvia, una giovane insegnate molto competente, attenta e disponibile.

Ma (proprio quest’anno!) la chiusura della scuola per l’emergenza sanitaria ha rischiato di rompere il bel clima che si era stabilito.

Per fortuna avevamo creato un gruppo WhatsApp per comunicazioni urgenti con la classe, per fissare dei promemoria, per lasciare a tutte degli appunti scritti alla lavagna o per assegnare dei compiti. L’inizio del rapporto virtuale tramite smartphone, nonostante  l’intensificazione dei messaggi per rassicurare tutte e far sentire la nostra vicinanza, è stato un po’ lento e faticoso.

Noi insegnanti siamo state in difficoltà a proseguire in qualche modo anche con la didattica, soprattutto perché nulla si sapeva circa l’esame di stato.

Quando abbiamo ripreso la comunicazione con le docenti  della scuola statale di riferimento è stato più facile trovare delle piste: ho potuto anche far rivivere il mio amore per la matematica riversando sul telefonino “pillole” di geometria fatte di fotografie, messaggi vocali e piccole riprese video. A questo punto è iniziato un fitto scambio di foto di quaderni con problemi assegnati, problemi risolti, problemi corretti, domande di chiarimento che si sono mischiate con quelle di piatti che facevano venire l’acquolina in bocca, bambini con un braccio rotto, vedute dalla finestra, cuoricini, fiori, bandiere, notizie sul covid-19, suggerimenti di comportamento, video spiritosi, canzoncine per bambini, auguri, canti in italiano ed in arabo.

Lezioni registrate da casa…

…e compiti da correggere

Poi, con un bel gruppetto, è stato possibile iniziare anche delle lezioni su una piattaforma didattica.

All’inizio non è stato immediato riconoscere il volto di qualche studentessa, visto che in casa non indossava il velo con cui eravamo abituate a vederla, ed ogni tanto è stato necessario rendere muti alcuni microfoni (quelli  delle postazioni con bambini che volevano in tutti i modi richiamare su di loro l’attenzione della mamma impegnata in altra attività) ma è stato comunque arricchente per tutte e, poiché parlavamo ognuna dalla propria casa, è aumentato il clima di famiglia.

Sono molto fiera dei progressi di tutte e di ciascuna!

La preparazione della “tesina” per l’esame ci ha molto preso ed è un continuo sentirci per consigliare, stimolare, rincuorare, proporre, chiarire e complimentarci da parte nostra, mentre da parte delle allieve è tutto un lavorare, mostrare con orgoglio foto del proprio paese o di piatti cucinati per la festa, raccontare sogni, progetti, storie di vita forti e commoventi che non possono che destare una grande ammirazione per quanto stanno facendo.

Arrivano messaggi a tutte le ore: “sai maestra, scrivo di notte, quando i bambini dormono…”

Giovanna Golzio”

 

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