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26
Mag

La testimonianza delle insegnanti: Maria Giovanna

Pubblichiamo con una certa commozione la testimonianza di Maria Giovanna, appena due anni fa tirocinante nella sede presso il centro La Cartiera (via Fossano, quartiere San Donato) e dall’anno scolastico 2019-20 insegnante del gruppo intermedio presso la sede nella Biblioteca Civica “Primo Levi” (quartiere Barriera di Milano).

Un racconto attraverso le emozioni, dall’insicurezza (del tutto ingiustificata !!!! Maria Giovanna si è da subito rivelata un’insegnante vivace e attenta ai bisogni delle allieve) nell’affrontare una nuova esperienza alla consapevolezza della ricchezza del rapporto che si instaura tra insegnante e allieve. Perché il progetto Torino La Mia Città non è solo un corso (certamente utile) d’italiano, ma “luogo” e “momento” per la creazione di una comunità dove può nascere l’amicizia tra persone e popoli, unica via per la pace.

“Ho trentatré anni e sono approdata a Mondi In Città per caso nel mese di ottobre 2018.

Avevo iniziato a studiare per conseguire la Ditals (titolo che abilita all’insegnamento dell’Italiano alle persone straniere, ndr) e per iscrivermi all’esame mi servivano 80 ore di insegnamento. Ero più smarrita che altro. Non sono competente, pensavo, dove le prendo queste ore di insegnamento se ancora non ho ottenuto la certificazione?

Una visita alla GAM con la classe 

Ricordo di averne parlato con un’amica mentre tornavamo in bici dal centro una notte di settembre. Fu molto entusiasta della mia idea di insegnare italiano agli stranieri e, anche se non la interessava in prima persona, mi diede una mano a cercare un posto in cui fare volontariato per accumulare le ore necessarie per iscrivermi all’esame.

Una mattina di ottobre, appunto, mi telefonò molto presto e disse che cercando su internet aveva trovato questo Mondi In Città e mi aveva anche già preso un appuntamento. Pioveva quella mattina e le mie incertezze si erano già tutte manifestate nell’indecisione sull’andare a piedi o in bici. Decisi di andare a piedi, la mia amica mi accompagnò. Lungo il tragitto era ancora l’incertezza a sciabordarmi nella testa. Cosa mi chiederanno di fare? Quanto sono pronti a fidarsi di me? Io mi fiderei di me al loro posto? Ma cosa sto facendo? Ne sarò capace? Questa camicia rossa sarà stata la scelta giusta stamattina? Solo a quest’ultima domanda fui in grado di rispondere: no, non lo era, mi stava malissimo.

Incontrai Maria Adele (la responsabile dei progetti di integrazione ndr) poco dopo, diede uno sguardo al mio curriculum e mi disse che avrei cominciato la settimana successiva, affiancando un’altra insegnante nella sede di Via Fossano. Pensai che non avevo nemmeno idea di dove fosse via Fossano ma mi rincuorava sapere che non sarei stata da sola.

Una bella passeggiata in centro per l’ultimo giorno di scuola dell’anno scorso (maggio 2019)

Ecco, di tutte le cose che mi ha insegnato questa esperienza, la più importante è sicuramente questa: non si è mai soli. Ed è un mondo nel quale voglio davvero vivere quello in cui non si è da soli nell’incertezza. Ho iniziato col solito entusiasmo che mi contraddistingue, nascondendo nel mio tono di voce sempre squillante la paura di dire qualcosa di sbagliato o di non essere all’altezza. E piano piano è successa una cosa incredibile. Mi sono trovata davanti delle ragazze piene di voglia di imparare, assetate. E di quella loro sete io mi sono dissetata. Sembra assurdo, lo so. Ma fatto sta che io di quella sete non ho più saputo fare a meno e anche quando avevo raggiunto le 80 ore di cui avevo bisogno, sono andata avanti. Senza pensarci, non me lo sono nemmeno domandato se volessi continuare o no, lo sapevo.

Non è stato sempre facile, siamo umani, ognuno col suo personale sentire. E prima o poi da qualche parte incontriamo qualche resistenza. Ma come dicevo prima, in questo cammino non si è da soli. E quella sete è sempre viva, nonostante le difficoltà. Soprattutto nelle difficoltà.

Potrei raccontare aneddoti divertenti, parole storpiate, frasi uscite male, gli intervalli coi dolci egiziani, marocchini e nigeriani, e tutti i momenti in cui abbiamo riso e ci siamo divertite. Ma potrei raccontarvi anche delle mattine in cui era complicato spiegare alle ragazze che domandavano con ansia e preoccupazione il perché di certe manifestazioni di razzismo nel nostro paese.

Uscita didattica al Museo Faa’ di Bruno

Forse io posso spiegare il verbo essere e il verbo avere, e oggi probabilmente ho raggiunto la capacità di farlo. Ma quello che preferisco fare è raccontare, aprire una porta e lasciare che anche queste ragazze si raccontino a me, come il più intimo dei doni. Perché la cosa più preziosa che tutti portiamo con noi sono le storie, è nelle storie che siamo e restiamo vivi. È nelle storie che è custodita ogni infinitesimale identità. Vi immaginate quanto mi senta ricca io quando entro in classe e mi trovo davanti 25 storie?

Per concludere, mi risuonano in testa le parole di una canzone che dice così: “andare, andare, siamo tutti uguali, affacciati alle sponde dello stesso mare, e nessuno è pirata, e nessuno è migrante, siamo tutti naviganti”.

Inshallah

Maria Giovanna Postorino”.

 

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