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29
Apr

Le baby sitter di MIC: una grande squadra!

Diamo ora voce alle donne senza le quali molte delle nostre allieve non avrebbero la possibilità di partecipare al progetto Torino La Mia Città e seguire le lezioni: più che baby sitter, quasi zie e nonne dei bambini che vengono loro affidati, tanto è l’affetto che dimostrano loro.

Sono dieci: otto di origine marocchina, una di origine tunisina e una di famiglia italiana. La scelta di MIC di impiegare in prevalenza baby sitter arabofone risiede nella necessità di comunicare e rassicurare i bambini più piccoli con l’utilizzo della loro lingua madre, mentre una presenza italiana è fondamentale per i bambini oltre i tre anni, che capiscono l’italiano grazie alle TV e alle situazioni di vita e si devono preparare ad affrontare la scuola dell’infanzia e la scuola primaria.

Ma lasciamo che siano loro stesse a raccontarci la loro esperienza con le bambine e i bambini di MIC

Le nostre baby sitter durante un incontro di formazione (da sinistra: Valentina, Malika, Leila, Merieme, Fatima, Hanane, Saadia, Achura e Zaina) Manca solo Hayate, che trovate …

…qui: Hayate con Malika e la mediatrice Latifa nel cortile della parrocchia di Santa Monica

 

 

 

 

 

 

 

 

Come sei arrivata a fare la baby sitter per Mondi In Città?

Hayate: Ho molta esperienza nel campo dell’educazione. Già nel mio paese, in Marocco, ero insegnante al doposcuola. Arrivata in Italia, sono stata allieva dell’associazione MIC e dopo aver finito i corsi, ho collaborato come educatrice pari in gruppi di discussione formati da mie connazionali. Nello stesso periodo ho avuto esperienze come baby-sitter in altre associazioni che si occupano di integrazione di persone straniere. Tutto questo mi ha dato l’opportunità di sviluppare le mie competenze educative, così sono stata chiamata a lavorare come baby sitter per MIC.

Zaina con i “suoi nipotini”

Zaina: Era l’anno 2006. Un giorno mia figlia Hanane, che lavorava come mediatrice per MIC (allora Meic), mi ha detto che la sua Mudira (direttrice responsabile, Maria Adele ndr) stava cercando una baby sitter per la scuola di italiano. Senza pensarci due volte, ho risposto che ero entusiasta e che non vedevo l’ora di iniziare. Così ho cominciato il mio percorso lavorativo e ne sono molto orgogliosa.

Leila: Sono ex allieva di MIC e qui ho conosciuto la responsabile del progetto, Maria Adele, a cui ho chiesto se avessero bisogno di baby sitter per i figli delle mie compagne di corso. Ed eccomi qui.

Achura: Nel 2018 ho sostituito Malika (una delle baby sitter “storiche” di MIC ndr) nella sede di via Leoncavallo: mi è piaciuto molto lavorare lì nonostante non fosse il lavoro dei miei sogni. Un giorno Amina (una delle mediatrici di MIC ndr) mi ha chiesto se mi stesse piacendo lavorare come babysitter e le ho risposto che mi piaceva molto perché posso stare in mezzo ai bimbi, cosa che mi rende molto felice. Quest’anno mi è stato offerto un posto di lavoro nella sede di via Gené.

Malika: Ho studiato italiano al Mic e poi ho iniziato a lavorare al posto di una baby sitter (Khadija) che nel 2010 si è trasferita in Belgio

Saadia: Ho frequentato il MIC (prima MEIC) dal 2007 al 2015, l’anno in cui, durante la festa di fine anno, ho chiesto alla responsabile dell’associazione (Maria Adele ndr) di lavorare come baby sitter e avere l’opportunità di fare parte di  questo meraviglioso gruppo.

Saadia, Leila, Malika, Fatima e Hanane durante una riunione di staff nella Biblioteca Primo Levi, sede di attività

Cosa ti piace di questo lavoro?

Valentina:  Prima di lavorare al MIC, avevo già fatto esperienza nelle scuole materne e nelle famiglie: quello che mi piace tanto è il rapporto con i bambini che sono spontanei, allegri e divertenti. Mi piace inventare per loro giochi e balli con la musica. E vedere come imparano in fretta e come si consolano in fretta dell’assenza delle mamme.

Merieme, Leila e Fatima in attesa delle mamme a fine lezioni. Sullo sfondo la mediatrice Amina

Merieme: Ho sempre voluto fare la baby sitter: mi piace molto passare il mio tempo con i bambini e trovo ancora più bello che provengano da tante nazioni diverse.

Zaina: Mi piace essere d’aiuto alle mamme che hanno bisogno che qualcuno si occupi dei loro figli piccoli mentre vanno a lezione per imparare la lingua italiana. Mi piacciono molto i bambini e sono molto grata della fiducia che le mamme dimostrano nei miei confronti.

Hanane: La cosa che mi piace di più del mio lavoro è giocare con i bambini e farli divertire.

Saadia: Sono nonna e adoro i bambini. Sono felice perché finalmente ho realizzato il mio desiderio di diventare baby sitter. Metto in questo lavoro tutto il mio affetto e la mia passione .

Valentina e Hayate giocano con i bambini

Come è cambiata la tua vita?

Merieme: Questo lavoro mi ha resa fiera di me stessa e ho avuto la possibilità di non stare solo a casa.

Fatima: I gruppi sono composti da molti bambini che sono uno diverso dall’altro, con diversi caratteri e bisogni, perciò ho imparato ad approcciarmi in modo diverso con ciascuno di loro.

Zaina: Da quando ho iniziato il mio lavoro, mi sono sentita libera, nel senso che, come la maggior parte delle persone, anche io ho un lavoro, esco di casa senza chiedermi dove devo andare oggi perché ora ho delle responsabilità. Ho anche incontrato nuove persone con cui ho stretto legami di amicizia.

Hanane: Non avevo mai lavorato prima e dopo aver iniziato, mi sono sentita molto più autonoma.

Achura: La mia vita è migliorata sia economicamente che come stile di vita. È come se fossi stata contagiata dall’allegria dei bambini ed ora riesco a vivere le mie giornate con altrettanta allegria.

Malika: La mia vita è cambiata in meglio dal punto di vista economico e grazie al mio lavoro riesco a rinnovare il mio permesso di soggiorno.

Saadia: La mia vita è migliorata e sono diventata più autonoma. Ogni settimana aspetto con impazienza il lunedì e il mercoledì (le mattine in cui lavoro al MIC) perché sono i giorni in cui mi sento più viva e utile.

Saadia non riesce a staccarsi dai “suoi” bambini neppure alle feste con le mamme presenti!

Hai trovato difficoltà a rapportarti con mamme e bambini provenienti da paesi diversi dal tuo?

Fatima culla una bambina piccola

Fatima: Essendo anch’io straniera, non ho trovato nessuna difficoltà nel rapportarmi con le altre mamme, anche se provenienti da paesi diversi dal mio, perché capisco le loro preoccupazioni e problemi.

Leila: No, non ho avuto nessun alcun problema, nel lavoro, anzi ho avuto un grande arricchimento personale e ho imparato molto proprio dai bambini.

Valentina: Parlo solo l’italiano e quindi con alcune mamme ci sono difficoltà di comunicazione. Per fortuna mi aiutano le mie colleghe che parlano arabo. All’inizio alcune mamme sono un po’ diffidenti, ma durante l’anno ci si capisce e diventiamo amiche. Con i bambini invece è tutto più semplice, perché si affezionano subito e quando arrivano, mi corrono incontro per abbracciarmi.

Hanane: No, non ho trovato difficoltà perché siamo tutti uguali.

Achura: La leggerezza e l’innocenza dei bambini superano ogni barriera linguistica, riusciamo a comunicare con l’amore. Per quanto riguarda le mamme, non ho nessuna difficoltà, c’è rispetto tra di noi e si riesce a comunicare facilmente.

Malika e Achura con la Mudira Maria Adele durante la festa di Natale

Una cosa che cambieresti

Valentina: Sarebbe bello che in tutte le sedi, come in via Genè, ci fossero due locali distinti: uno per i bimbi più grandi (dai 2 anni e mezzo ai 4/5 anni) e un altro per quelli più piccoli in modo da organizzare attività e tempi in maniera diversa e più adatta alle loro esigenze.

Hayate: Bisognerebbe dividere i bambini per fasce d’età, proponendo attività diverse, adatte alle loro forze e al loro sviluppo mentale

Merieme: Mi va bene così, non cambierei nulla.

 

Sei riuscita a mantenere i contatti con i bambini durante l’emergenza sanitaria? Cosa ti preoccupa e cosa speri ?

Hayate: Sono rimasta in contatto con tutte le mamme mandando video, audio, canzoncine nei gruppi WhatsApp. Inoltre sono in contatto con alcune di loro con le quali siamo diventate amiche, condividendo anche cose personali. Mi preoccupa questo periodo di confinamento, di emergenza che stiamo vivendo. Spero che non influenzi troppo la salute psicologica dei bambini e anche dei genitori. Spero che tutto torni come prima e magari meglio.

Fatima: Sono in contatto via whatsapp con le mamme dei bambini. Spero che tutti stiano bene e che quest’emergenza sanitaria finisca in fretta per tornare presto al lavoro.

Malika: Sì sono riuscita a mantenere i contatti con loro su WhatsApp mandando video di cartoni animati, canzoncine….e spero di tornare presto al mio lavoro.

Leila: E’ difficile mantenere un vero contatto con i bambini a distanza, non è la stessa cosa. Spero che tutto si risolva al meglio e che si possa tornare a lavorare senza preoccupazione

Giochi e balli in via Vado!

 

Malika, Valentina e Hayate preparano la festa di Carnevale per i bimbi!

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