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10
Apr

L’esperienza delle nostre insegnanti: Sara

La parola passa a Sara Valperga, psicologa e formatrice; come dice lei stessa, concepisce l’insegnamento come una delle modalità con le quali aiuta le persone a dare il meglio di sé.  Da qualche anno insegna italiano, insieme a colleghe volontarie, alle allieve del gruppo di livello base nella sede di via Genè. Questa sede, che l’Asai ci concede in uso le mattine di lunedì e mercoledì, è situata nel quartiere di Porta Palazzo e proprio per la sua posizione è la sede più multietnica di MIC.

Ecco il racconto di una delle sue ultime esperienze con la classe prima della sospensione delle attività per l’emergenza sanitaria.

“Ripartiremo da qui

La lezione itinerante del 19 febbraio 2020 per le vie del centro storico di Torino

Era il 19 febbraio di quest’anno, era mercoledì, c’era il vento, un’aria fredda stemperata da un sole deciso, di un inverno insolito, stranamente clemente. La settimana successiva ci sarebbe stato il ponte di Carnevale per cui, come ultima lezione prima del ponte, io e le mie colleghe Angela e Graziella, abbiamo deciso di portare le ragazze fuori, a vedere quella parte del centro di Torino, raggiungibile a piedi. Siamo partite, puntualissime, alle 9.15 dalla sede di Via Genè 12, dotate di passeggini, mappa del centro, lavagnette e fotocopie con gli esercizi da fare durante il percorso. Così ci siamo incamminate. Circa una ventina di donne di diversa età e provenienza, colorate, eterogenee, avvolte in sciarpe e giubbotti ancora pesanti e con una matita in mano. Impossibile non notarci al passaggio.

Lavoro in ambito interculturale da più di dieci anni, in diversi settori, prevalentemente con donne e adolescenti. Ciò che mi spinge e mi motiva più di ogni altra cosa è esattamente questo: uscire.

Foto di gruppo in Piazza Castello durante l’uscita didattica

“Uscire” per me significa affrontare il mondo, significa affrontare gli sguardi della gente, significa conoscere, significa dare dignità ad ogni passo e giustizia alla propria presenza nel mondo. Insegnare è uno dei modi che la vita mi ha offerto per portare questo messaggio. Le donne che frequentano la mia “classe” sono donne analfabete totali (in minima parte), analfabete funzionali, di bassa scolarizzazione oppure neo arrivate che nonostante abbiamo studiato nel loro Paese e sappiano spesso più lingue di me, non sanno ancora quella di cui, hanno bisogno adesso: l’italiano.  Imparare la lingua permette loro di uscire, di capire ciò che le circonda, di chiedere informazioni, di interfacciarsi con un medico, un’insegnante o un negoziante, in autonomia e in sicurezza.

Collage di preghiere e auguri condivisi dalle allieve di Sara per l’emergenza sanitaria

Come tutti sappiamo, da lì a poco sarebbe giunta la notizia della chiusura delle scuole a causa della diffusione del covid-19  e la nostra conseguente sospensione delle lezioni di italiano e di tutte le nostre attività. Sono trascorse sette settimane da quella nostra piccola gita. Le giornate si sono riempite di messaggi, video, informazioni, preghiere, giochi, scambi di ogni tipo nella nostra chat di WhatsApp. Il gruppo che abbiamo creato a novembre si chiama “amiche a scuola”, nome scelto dal gruppo durante una lezione. Anche se ci conoscevamo solo da poche settimane è parso chiaro che fosse l’AMICIZIA a connotarci come gruppo-classe, o forse era ciò di cui avevamo bisogno. Amicizia significa anche rispetto, scambio e collaborazione, tutte cose che io insieme alle mie colleghe abbiamo cercato di diffondere e sostenere. L’apprendimento, in questo caso di una lingua, è favorito da un ambiente sano, di partecipazione e condivisione.

Chat del gruppo classe durante l’emergenza covid 19 (pubblicazione effettuata con il consenso di tutte le interessate)

Ogni gruppo ha una sua storia e una sua identità. Alcuni gruppi sono più facili, altri meno. Ciò che fa una grande differenza tra loro è la motivazione. Dove ci sono persone motivate ci sono persone che investono il loro tempo e vogliono sfruttare ogni momento della lezione e persone che si mettono in gioco e accettano anche di non sapere e di ricominciare da capo ogni volta. Per me è una grande soddisfazione constatare i progressi di ciascuna. “Ti ricordi maestra che all’inizio non capivo niente? Perché io… non capivo niente…” mi ha confessato F. alla fine di una delle ultime lezioni di febbraio, ma poi ha continuato “oggi invece ho capito tutto!”.

Una lezione di Sara in classe

Sorrido al pensiero che il percorso interrotto stava già dando i suoi piccoli risultati e che qualche seme in questa primavera forse sboccia anche a distanza.

Non è per tutti così, ciascuno ha le sue storie, le sue difficoltà, le sue paure, ma sono convinta che accogliere anche queste fragilità faccia parte di un percorso di accoglienza come il nostro.

Noi ripartiremo da qui perché nasce così un’amicizia tra i banchi di scuola! Tra noiose ripetizioni di vocali, parole e frasi, tra sbagli e risate, insieme

Sara Valperga”.

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