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26
Mar

L’esperienza delle insegnanti: Gabriella F.

Tocca ora a Gabriella Fantozzi, già maestra elementare, volontaria nella sede del quartiere San Donato, presso i locali dell’associazione La Cartiera. Insegna prevalentemente Matematica nelle classi intermedie e di “terza media” ma il suo impegno non si limita a questo. Una fucina di idee e iniziative, ha tenuto laboratori di gioco educativo per le mamme e per le nostre baby sitter e organizza, insieme alle colleghe della sede, uscite didattiche e visite ai punti di interesse storico-artistici della città.

Ecco il suo racconto, nel quale con molta trasparenza, descrive le prime difficoltà e i successi della sua esperienza:

“Ero da poco andata in pensione e mi dedicavo ad aiutare i bambini della mia ex scuola elementare che arrivavano dai paesi europei ed extraeuropei nel corso dell’anno scolastico. Le classi in cui erano inseriti avevano in genere parecchi altri problemi e ben poche ore mensili restavano ai docenti da dedicare individualmente a questi ragazzi che apprendevano la lingua italiana soprattutto giocando con i compagni nell’intervallo.

Le loro famiglie non potevano collaborare con la scuola, perché la conoscenza dell’italiano era in genere limitata alle loro esperienze di lavoro, ma incoraggiavano ed esigevano impegno dai figli.

Mentre tentavo di spiegare a quei bambini una regola di matematica o di grammatica, mi rendevo conto che avrebbero voluto fermarsi e parlare un po’ di sé. Ho cominciato così con disegni e parole a farmi raccontare qual era la loro vita scolastica nei paesi di origine, quali le amicizie più strette, i desideri nascosti, le speranze per il futuro.

I ragazzini hanno capito che le loro confidenze non mi lasciavano indifferente e hanno aumentato la speranza nella mia possibilità di aiutarli.

Le simpatiche lezioni di Gabriella: un laboratorio di giochi per mamme e bambini nella sede MIC del quartiere Lingotto

Proprio mentre stavo svolgendo questa attività e scoprivo giorno dopo giorno le ansie e le paure di chi era stato strappato per necessità ai suoi affetti più cari, mi è stato chiesto da una ex collega se ero disposta a collaborare con il MIC (allora MEIC), per aiutare le donne nord -africane a conseguire la terza media. Ho risposto di sì con entusiasmo, anche perché speravo di conoscere meglio un mondo verso il quale, per vari motivi, le persone nutrivano molta diffidenza.

Mi sono presentata in via Fossano, dove ancora oggi c’è una sede del MIC, mentre si stava svolgendo la festa di Natale. C’erano anche numerosi bambini: bellissimi!

Alcune ragazze ballavano, altre accompagnavano con il battito delle mani o con la voce. Sono stata colpita da quell’atmosfera festosa e coinvolgente, che riusciva a rendere accettabile anche l’ambiente spoglio e disadorno perché utilizzato da diverse associazioni per attività diverse dall’insegnamento.

Quando mi sono ripresentata, dopo le vacanze natalizie, mi sono state affidate due “classi”: il gruppo di livello intermedio e quello di preparazione all’esame di terza media. Con entrambi i gruppi mi sarei occupata di matematica. Tutte mi hanno accolta con gentilezza ed io ero contenta di rapportarmi con delle giovani adulte, perché pensavo sarebbe stato più facile farsi capire.

Laboratorio di gioco creativo per le baby sitter

Ricordo che spiegavo e poi chiedevo loro: “Sono stata chiara?” Nessuna risposta. Avrei dovuto soffermarmi di più a verificare, ma ero troppo presa a svolgere il programma e proseguivo illudendomi che avessero capito. Assegnavo qualche compito a casa, ma pochissime lo eseguivano. La frequenza non era assidua da parte di tutte, ma speravo di avere tempo verso fine anno per ripassare. Le colleghe, che insegnavano italiano e conoscevano meglio le ragazze non facevano commenti, forse per timore di offendermi ed io proseguivo, forte della mia esperienza didattica nella scuola elementare. Quell’anno non sono stata presente all’esame di terza media, tanto nessuno me l’aveva chiesto. Ho pensato che, forse orgogliosamente, preferivano fare da sole.

L’anno successivo ho tentato di insegnare a leggere e a scrivere in italiano al gruppo di prima alfabetizzazione, con l’aiuto di una collega, nuova come me all’esperienza. Abbiamo lavorato molto, senza risultati straordinari. A fine anno, con mio grande stupore, molte confondevano ancora la lettera i con la lettera e. Avrei scoperto dopo, ricevendo informazioni da un’esperta, le caratteristiche della lingua araba e l’influenza che questa ha sull’apprendimento dell’italiano.

Mi sono convinta che dovevo conoscere maggiormente queste giovani donne, avrei dovuto soprattutto cambiare io nei loro confronti. Non erano bambini, ma avevano altrettanto bisogno di sentirsi accettate ed apprezzate per il loro impegno: non è facile occuparsi di una famiglia e studiare!

Visita didattica con le allieve di terza media al Sacrario del Martinetto

Con l’aiuto di Amina, la nostra mediatrice culturale verso la quale le ragazze provano un’istintiva fiducia, oltre che ammirazione per le indubbie capacità, ho cercato di avere più notizie su di loro e, sollecitate anche dalla “mudira” ed aiutate da esperti, le colleghe ed io abbiamo realizzato dei laboratori nei quali tutte le partecipanti avevano l’occasione di esprimere le loro idee su temi legati alla vita passata, ma anche a quella attuale. Si è parlato di educazione, scuola, religione, ruoli di genere, sanità, alimentazione e tanto altro ancora.

A conclusione del lavoro, abbiamo notato che ogni gruppo era più vivace, le allieve comunicavano maggiormente fra loro, si confrontavano preparando piatti gustosissimi da assaggiare insieme nell’intervallo e avevano dato a noi spunti per la comunicazione individuale o per un aiuto concreto.

Con alcune ragazze il rapporto si è esteso oltre la fine dell’anno scolastico, coinvolgendo anche le loro famiglie.

Purtroppo, il coronavirus ha interrotto quest’anno il lavoro di un bel gruppo, motivato e determinato, ma WhatsApp ci ha permesso di sostenerci ed aiutarci reciprocamente in questa terribile emergenza. Ho così compreso che molte di loro nutrono un sincero affetto per l’Italia e gli Italiani.

                                                                                                       Gabriella Fantozzi”

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