Percorso di cittadinanza: vivere l’Islam in Italia
Nel fenomeno migratorio, le differenze di religione rappresentano uno dei maggiori ostacoli al processo di integrazione: questo accade anche alle nostre frequentanti, per la maggior parte di religione musulmana, strette tra il timore di perdere la propria identità in terra non islamica e la difficoltà ad accettare, a loro volta, i comportamenti delle persone di altre religioni o atee con cui si trovano a interagire e a vivere in una società secolarizzata e aconfessionale.
Per questo motivo, fin dalla sua nascita, il percorso di cittadinanza del progetto “Torino la mia città” ha previsto, anche in collaborazione con altre realtà associative, incontri di conoscenza e approfondimento delle diverse religioni e laboratori di dialogo interreligioso.
Quest’anno abbiamo pensato di proporre un incontro con Brahim Baya, cittadino italiano di origine marocchina, laureato in scienze politiche ed esperto di dialogo interreligioso, da anni impegnato nella comunità islamica di Torino.
Tra i temi toccati, l’importanza, per i fedeli musulmani, di sentirsi cittadini italiani; la necessità di distinguere tra gli aspetti culturali e gli aspetti religiosi della tradizione di provenienza, lasciando alle spalle le pratiche tradizionali e assorbendo gli aspetti positivi della cultura italiana; il principio della laicità dello Stato, che in Italia permette a tutti di professare liberamente la propria religione.
Il relatore ha invitato a rifiutare atteggiamenti di isolamento e di ripiegamento su se stessi, comprensibili anche a causa di una certa retorica islamofoba, ma, al contrario, sforzarsi di farsi conoscere, cercando di capire paure e diffidenza, aprendo spazi di incontro e di dialogo per approfondire la fiducia e la conoscenza reciproca.
I numerosi interventi delle partecipanti hanno evidenziato le difficoltà nell’intraprendere questo percorso, di vivere la propria fede nel contesto italiano e sentirsi autenticamente “cittadine”.
Per questo motivo l’anno prossimo abbiamo pensato di creare laboratori di scambio in piccoli gruppi nei quali le nostre iscritte possano condividere la loro esperienza e, insieme, affrontare le difficoltà e cercare possibili soluzioni per piccoli e grandi problemi, da quelli pratici del cibo e dell’abbigliamento a quelli relazionali, del rapporto uomo-donna e con i credenti di altre religioni.








